Andalusia in 3 giorni (Parte I) – Málaga

Taperia e Tapas a Málaga

Francesca mi chiama in un giorno indaffarato. Le rispondo distratta promettendo a me stessa di dedicarle, appena a casa, un po’ di tempo.
“Partiamo insieme, partiamo con la New Travel Art: Málaga e Granda” mi dice. Senza pensarci troppo, metto in moto, figurandomi in testa già che tempo potrà mai fare in Spagna. Caldo, è la risposta. Ma di quelli avvolgenti e tranquilli, che ogni tanto per tenerti stretta e farti innamorare, ti soffiano sotto la
camicia di cotone umida un po’ di scirocco.

E’ la mia terza volta in Spagna, la prima in Andalusia, regione meridionale dello Stato iberico. Confina con il Portogallo e il Mediterraneo, grande fetta d’Europa affacciata sulle coste africane, è suo il primo grande sorso di Atlantico. Ultimo baluardo del califfato a essere riconquistato dai Cristiani in un anno decisamente di poco valore storico, il 1492.
La “al-Andalus”, terra di Vandali, ci ha tenuti abbracciati con la sua Sierra Nevada in due delle più grandi e importanti città della regione, appunto Málaga e Granada. Per qualche giorno, è entrata arrogantemente nel cuore mio e di qualche sconosciuto diventato con poca difficoltà amico.

Málaga: Giorno 1

Insomma, in fretta e furia ho messo in valigia le cose più leggere che avevo ancora nei cassetti. Ho preso al volo la Canon e impostato la sveglia a un’ora improponibile, di quelle in cui in genere torni a casa, se la serata è delle migliori.
Scendo in fretta e senza luce, mi faccio inghiottire da una macchina piccola e colma di persone e bagagli grassi. Leggo velocemente e poco concentrata il programma della New Travel Art dei giorni che sarebbero venuti. Spero dentro di me di passare quelle poche ore di volo a riposare.
Ci riesco malamente, sono emozionata.

Voglio parlare dell’Andalusia alla coppia di spagnoli seduti vicino a me in aereo, esercitare le quattro parole in croce che parlo della loro stessa lingua. Finisco per parlare quasi sillabando il mio italiano colorato da un accento del Sud, mi rispondono in un modo altrettanto meridionale. Ci lasciamo a Granada con un tenero “adiós”.
All’aeroporto Federico García Lorca Granada-Jaén ci aspetta un uomo simpatico e abbronzato che ci sistema rapido in un bus privato alla volta di Málaga.

taperia e tapas a Málaga

Dalle tapas a Málaga al Castillo di Colomares

In quell’ora comincio a conoscere i miei compagni, il paesaggio roccioso che ci circonda. La malinconica Rocío Jurado nelle cuffiette mi apre lo spiraglio dei montes protettori della città.
Arriviamo in un albergo semplice e vicino al centro, sistemiamo velocemente le nostre cose e spariamo tra le taperie. Quello che assaggio è un insieme di ricordi delle mie prime volte in Spagna. Stavolta, però, non scelgo un piatto solo: condivido con gli altri grosse portate da cui insieme pizzichiamo con le nostre forchette affamate. Calamares fritos, jamon iberico rigorosamente tagliato a mano, pulpo a la galega, patatas bravas, tortilla, croquetas al prosciutto.


Usciamo da Pepe y Pepa soddisfatti e frettolosi, ci aspetta la prima tappa del tour nel pomeriggio.

Partiamo da Málaga alla volta di Benalmádena, cittadina affacciata direttamente sulla Costa del Sol, il cui luogo di interesse principale è il Castillo di Colomares. Il Castello, costruito tra il 1987 e il 1994, è dedicato alla vita e alle avventure di Cristoforo Colombo a opera di Esteban Martín y Martín. Con i suoi 1.500 metri di superficie, è il più grande monumento al mondo dedicato all’esploratore genovese. Devo dire, a onore della verità, che è stato il posto raggiunto con maggiore difficoltà per scattare foto e avere immagine del profilo da qui ai prossimi due anni.

cartello calle san miguel

Torremolinos: una città sul mare

Scendiamo, non senza brividi da ultimi istanti di vita, verso Torremolinos. E’ una città dedicata completamente al turismo marittimo e ancora stracolma di gente sul finire di Settembre.
Ci dedichiamo quella stessa sera per cena ai chiringuitos di Málaga, tipici ristoranti sulla spiaggia. Il pesce viene servito sempre fresco e cotto al momento su grosse braci. Per un attimo mi sembra di essere a un falò di confronto tra me e i calamari fritti, da cui esco unica e grande vincitrice.

Cena a Málaga conpiatto di calamari fritti
Málaga: paella di pesce

Málaga: Giorno 2

Málaga giorno 2. Valeria è la mia compagna di stanza. Si sveglia di nuovo all’alba tra i miei deliri in dormiveglia e infilandosi le Nike mi lascia ancora intontita verso il Caminito del Rey. La New Travel Art ha deciso di dividerci per qualche ora e mi gongolo al pensiero di dover vivere una giornata più tranquilla della sua. Ero illusa che il mio tour enogastronomico al Mercato Centrale fosse una passeggiata in confronto all’escursione in mezzo alla natura. Mi sbaglio profondamente.

Alle 10 in punto sguscio nella città insieme ai miei compagni, Aniello e Costanza, raggiungiamo la nostra guida esageratamente puntuale. Damian si presenta con un sorriso dolce e i capelli bagnati dai 40 gradi di Málaga. Zaino in spalla e occhi sgranati, ci porta negli edifici più antichi della città andalusa. Ci lascia fotografare paziente mentre spiega la struttura architettonica di Casa Vicente, il nuovo progetto metropolitano.

Mischia i ricordi della sua infanzia alla nostra giornata da ragazzini in gita e finiamo nella Taberna Antigua Casa de Guardia, antica cantina dove ancora si mangia e si beve un ottimo passito in piedi. Entriamo in un posto che profuma di vecchie botti piene. Due uomini grassocci ci salutano sistemando nei piatti di porcellana delle cozze appena cotte e pronte per le tapas.

colazione a Málaga con churros e tazze di cioccolata

Málaga: Churros a colazione e Mercado Atarazanas

Li lasciamo a quel giorno appena cominciato per la colazione alla Cafeteria Casa Alandra, la più antica e famosa per i suoi churros y chocolate. Cerco di ignorare il fatto di aver abusato di zuccheri ancora prima di mezzogiorno mentre a passo rapido raggiungiamo finalmente il Mercado Atarazanas.
Edificio progettato dall’architetto Joaquín de Rucoba e costruito tra il 1876 e il 1879 .

Nel sito si trovava un’officina navale di origine nasride, di cui ancora oggi è conservata una porta di marmo e da cui prende il suo nome. Di pianta trapezioidale, è diviso in tre magazzini: pesce, carne, frutta. Damian comincia da assaggi di jamon e manchego, ci confeziona con gentilezza ciò che avanza e che porteremo a casa. Ci guida nel giro di cosce di maiale così pregiate e diverse tra di loro, ci lascia intrufolare con lui verso il cuore di quel mercato chiuso da vetri colorati.

barattoli di spezie al Mercado di Málaga

Da una bota ci divertiamo a bere moscatel che scende dolce nelle gole arse dal calore. Quando passiamo alla bancarelle di olive spagnole e frutta secca della regione, mi sembra di impazzire. Gelosamente tengo in borsa una piccola scatola di mandorle fritte in olio d’oliva e salate. Quest’uomo ha capito benissimo come farmi felice. L’ultimo dei magazzini è l’esplosione di colori più vivi che io abbia mai visto nella mia vita. Frutta di ogni tipo e familiare, ma anche tropicale e mai provata, dragon fruit, papaya, mango. Tutto fa parte della produzione autoctona perchè l’Andalusia è l’unica regione europea dove tutto ciò nasce naturalmente.

Málaga: Immaginando Picasso

Damian a un certo punto ci trascina stanchi via dal mercato alla volta della Plaza de la Constitución. E’ in quel momento che io mi innamoro davvero. Se c’è un modo che trovo per tenermi stretto nel mio piccolo cuore ogni posto che ho la fortuna di visitare è mettendomi con il naso all’insù e guardando i palazzi della città. Mi piace immaginare la vita di chi li riempie. Le donne che vi si specchiano, gli uomini che ci passano di fretta. I bambini che ne sporcano i muri con i primi pastelli, i cani che vi si legano a vita. Le vecchie che ne riempiono le stanze di fiori, i cibi che li rendono caldi e sicuri. I caffè che li risvegliano, il vino che li ammorbidisce. I letti che vi si disordinano, le maniglie che vi si consumano.

Málaga: casa di Picasso

Ho tenuto per così tanto la testa verso l’alto, cercando di immaginare tutto questo che a Plaza de la Merced ho solo sentito dentro una grossa stretta. Poi ho visto davanti a me un bambino disegnare bene, cercando di disimparare con la sua maglietta a righe bianche e blu e la mente di un genio. Si è figurato davanti a me un piccolo Picasso nascere tra quelle mura e farne un posto che si guarda e commuove. Il suo posto, la sua casa, la piazza dove il suo bronzo ti guarda e ti fa sentire così piccolo davanti alla grandezza dell’uomo minuto.

alcazaba

Málaga tra culture e religioni

Ci siamo ricongiunti ai sopravvissuti del Caminito dopo poche ore, inghiottiti dai tesori nascosti di Málaga: dai Jardines de Pedro Luis Alonso dove un uomo di ferro protegge la piccola piazza con un gelsomino all’Alcazaba, fortezza di epoca musulmana alle falde del monte Gibralfaro. L’opera occupa l’estremo est delle mura della città, come tutte le alcazaba musulmane, in modo che i fronti del mezzogiorno, ponente e nord, rimanessero all’interno delle mura.

alcazaba vista di Málaga

Abbiamo concluso il nostro secondo giorno in Andalusia entrando nella Cattedrale di Málaga, dove finalmente ho raggiunto il picco della mia sindrome mai troppo velata di Stendhal davanti a opere di questa portata monumentale. Poco è sopravvissuto all’instabilità politica trascinata nei secoli dalla regione, fatta eccezione per alcune cappelle e altari e una Pietà dei Di Pisani in completo marmo di Carrara.

Il mio senso del dovere e l’amore per i ricordi da portare a Napoli mi hanno trascinata sulla strada principale e più commerciale della città, interamente pavimentata e colonizzata da negozi per passanti stranieri e case dallo stile bohémien.
Col buio tardo della Spagna si è poi illuminato sulla strada verso l’hotel il Centre Pompidou di Málaga, l’unico esistente al di fuori della Francia, dedicato alla città dell’autore cubista per eccellenza.

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vista sull'altare e volta della cattedrale di malaga